Rocco Scotellaro
CENTRO DI DOCUMENTAZIONE
"Rocco Scotellaro e la Basilicata del secondo dopoguerra" Tricarico
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PRESENTAZIONE LIBRI

Presentazione del libro
Nicola Coccia,
“L’arse argille consolerai”. Carlo Levi,
dal confino alla Liberazione di Firenze
attraverso testimonianze, foto e documenti inediti
(Pisa, Edizioni ETS, 2016)

Tricarico, 7 dicembre 2017
Palazzo Ducale, ore 18,00

Saluti

Angela Marchisella
sindaco di Tricarico

Antonio Colaiacovo
presidente Parco letterario “Carlo Levi” di Aliano

Interventi

Carmela Biscaglia
direttore Centro documentazione

Salvatore Lardino
Deputazione Storia Patria per la Lucania

Angelo Colangelo
Giuria Premio letterario nazionale “Carlo Levi”

Nicola Coccia
autore del libro

Moderatore
Rocco Brancati, giornalista
Deputazione Storia Patria per la Lucania


 

L’iniziativa è stata promossa dal Centro di documentazione e dalla Deputazione di Storia Patria per la Lucania con l’adesione del Polo museale della Basilicata e il patrocinio del Comune di Tricarico, del Comune di Aliano, del Premio letterario nazionale “Carlo Levi” e del Circolo culturale “Nicola Panevino” di Aliano. Il libro di Nicola Coccia, giornalista che ha collaborato con l’«L’Avanti» e lavorato poi nella redazione fiorentina del «Lavoro» di Genova diretto da Sandro Pertini, e alla «Nazione», costituisce un contributo nuovo alla conoscenza di Carlo Levi in un particolare momento della sua vicenda personale di antifascista e di membro del Comitato Toscano di Liberazione, come pure alla più ampia storia italiana di Liberazione dal nazifascismo nel suo momento più drammatico, quello in cui occorreva scegliere e decidere il destino dell’Italia. Il volume, infatti, prende in considerazione il periodo intercorso dalla grande retata attuata nel ‘35 dalla polizia fascista dell’OVRA nei confronti dei leader e degli affiliati al movimento rosselliano di “Giustizia e Libertà”, alla fine della seconda guerra mondiale, che vide Levi passare da Firenze a Roma e tornare in Basilicata. Egli, infatti - com’è stato illustrato - partecipò alla campagna elettorale per il Referendum istituzionale e per l’Assemblea Costituente del 2 giugno del ‘46, come candidato per il collegio di Bari-Foggia e di Potenza-Matera nella lista di Alleanza Repubblicana con Guido Dorso, Tommaso Fiore, Michele Cifarelli e Manlio Rossi-Doria.

      

Rocco Brancati, Angelo Colangelo, Salvatore Lardino,
Nicola Coccia, Carmela Biscaglia, Angela Marchisella, Antonio Colaiacovo

Nel corso del giro elettorale, Levi conobbe Scotellaro, il giovane poeta e politico socialista che fu per lui una sorta di rivelazione, quasi una reincarnazione di Piero Gobetti. Con lui, nonostante le differenti posizioni politiche, stabilì un intenso rapporto di fratellanza, imperniato sull’‟amore della somiglianza”. Pur essendo iscritto all’Unità Socialista dove, in seguito alla sconfitta elettorale del ‘46, erano confluiti molti esponenti del Partito d’Azione e di “Giustizia e Libertà”, Levi non accettò di candidarsi alle elezioni del ‘48 né per il Fronte né per Unità Socialista. Dal 1963 al 1972 sarebbe stato, poi, eletto senatore della Repubblica nella IV e V Legislatura, quale esponente nell’una del Gruppo misto, nell’altra del Gruppo della Sinistra indipendente. Giunto in Senato quando la sua opera di artista, di pittore e di narratore aveva conseguito ormai larghissimo consenso, approfondì i più rilevanti temi politici e sociali del tempo, primo fra tutti quello dell’emigrazione, che tanto era connesso al mondo lucano al quale era rimasto legato.

        

L’autore del libro, i relatori, il pubblico

Il volume di Coccia molto opportunamente riporta l’attenzione alle radici prime dello Stato italiano democratico, uno Stato che poggia su una Costituzione sorta sulla Resistenza. E questo è molto importante – è stato detto - ribadirlo con forza oggi, quando a livello nazionale assistiamo spesso alla banalizzazione se non addirittura alla mistificazione di questi momenti fondamentali della nostra nazione. Del libro si apprezzano, inoltre, la valenza storica e il taglio innovativo del giornalista che ha dato alla trama narrativa la solidità delle fonti, tutte di volta in volta citate in nota, e provenienti da importanti archivi statali e comunali. L’opera si completa con un prezioso indice dei nomi, che permette di orientarsi nella ricchissima presenza di personaggi in esso delineati con squarci dettagliati sulle loro vite, che s’intersecano l’una con l’altra anche per motivi familiari.

         

Gli interventi di Angelo Colangelo e Salvatore Lardino
(foto Vito Sacco)

Siamo, infatti, al culmine dell’occupazione tedesca e dell’attività spionistica dei delatori allineati al nazifascismo - come si legge nel volume - e a Firenze trovano rifugio molti scrittori e intellettuali che hanno fatto la storia della Resistenza e della cultura italiana del Novecento: Eugenio Montale, Carlo E. Gadda, Mario Tobino, Adriana Pincherle (sorella di Moravia), Mario Luzi, Carlo Bo, Salvatore Quasimodo, Guido Piovene, Carlo Cassola, Giorgio Bassani, Umberto Saba con la moglie Lina e la figlia Linuccia, per citarne alcuni. Di questo volume è prezioso anche l’inedito apparato fotografico messo a disposizione da Alessandro Ichino per le immagini che riguardano Levi e Anna Maria Ichino, la coraggiosa giovane antifascista, che svolse un ruolo importantissimo sia nella resistenza fiorentina sia nella nascita del capolavoro letterario di Levi. Nella sua abitazione al n. 14 di piazza Pitti, a Firenze, Carlo Levi approdò nel ‘41 e visse protetto per quattro anni, perché ricercato come membro attivo della lotta antifascista e come ebreo. In quell’appartamento, sollecitato da Manlio Cancogni e con l’apporto della stessa Ichino, che ne dattilografò il manoscritto, Levi scrisse uno dei capolavori del Novecento, il Cristo si è fermato a Eboli. Un libro di memorie sul periodo di confino ad Aliano, un pamphlet politico rivelatore dei problemi del Sud e meritevole di aver sollecitato la ripresa del discorso sul Mezzogiorno. Fondamentalmente uno scritto di accusa contro le dittature.

      

Piani Sottani (agro di Tricarico), Carlo Levi e Michele Mulieri, che avrebbe suggerito
 il titolo del Cristo si è fermato a Eboli.
Levi nell’appartamento fiorentino di Anna Maria Ichino mentre scrive il Cristo.
Aliano, la tomba di Carlo Levi
(foto pubblicate in N. Coccia, “L’arse argille consolerai”…)

Diventato un best seller negli Stati Uniti e testo di studio in quattro sue prestigiose università, l’opera già all’epoca venduta in 60 mila copie in Italia, portò alla ribalta americana – che significa alla ribalta mondiale – e con un’efficacia superiore a qualsiasi azione politica, la condizione di vita del mondo contadino lucano a cominciare emblematicamente da Aliano ed anche da Matera, capitale di quel mondo, dove la condizione di sottosviluppo s’identificava con l’abitare in grotta. Levi, attraverso il racconto della sorella Luisa, documentò per la prima volta l’esistenza, in epoca contemporanea, di un popoloso abitato rupestre in Italia. Una “vergogna” nazionale da cui occorreva riscattarsi. Ed è in questa prospettiva che l’impegno politico di Levi, oltre che quello letterario e artistico, costituì un contributo al processo di riscatto delle popolazioni meridionali, in cui vedeva la ragione di una nuova Resistenza. Il libro di Nicola Coccia, stampato con il sostegno della Federazione Regionale Toscana Associazioni Antifasciste e della Resistenza, riporta dunque all’attenzione la figura di Carlo Levi, la cui rilevanza nella storia italiana del Novecento non si è esaurita in quel drammatico momento fiorentino né nel precedente confino lucano, ma si è lungamente dispiegata nella più generale vita politica e culturale nazionale fino alla sua morte, avvenuta a Roma il 4 gennaio 1975.


 


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