Rocco Scotellaro
CENTRO DI DOCUMENTAZIONE
"Rocco Scotellaro e la Basilicata del secondo dopoguerra" Tricarico
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MOSTRE DI FOTOGRAFIA

Mostra fotografica
“La Lucania di Henri Cartier-Bresson. 1951-1952, 1973”
promossa dalla Fondazione Matera-Basilicata 2019
in occasione del XXX Salone Internazionale
del Libro di Torino, 18-22 maggio 2017

Torino, Cripta di San Michele Arcangelo
(via Giolitti, 44)

18 maggio - 2 giugno 2017

 

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Giovedì 18 maggio 2017 alle ore 19:30 presso la Cripta di San Michele Arcangelo, via Giolitti 44 a Torino, è stata inaugurata la mostra fotografica “LA LUCANIA DI HENRI CARTIER-BRESSON. 1951-1952, 1973 promossa dalla Fondazione Matera-Basilicata 2019 in collaborazione col Centro di documentazione “Rocco Scotellaro” e il Comune di Tricarico (MT), in occasione del XXX Salone Internazionale del Libro di Torino, con il patrocinio della Citta' di Torino, sindaco Chiara Appendino e assessore alla Cultura Francesca Leon. All’apertura dell’evento espositivo sono intervenuti Aurelia Sole, rettore dell’Università degli Studi della Basilicata e Paolo Verri, rispettivamente presidente e direttore della Fondazione Matera-Basilicata 2019; Carmela Biscaglia, direttore del Centro di documentazione “Rocco Scotellaro” e Pancrazio Tedesco assessore del Comune di Tricarico; per il Comune di Torino sono intervenuti Stefano Benedetto del Servizio Archivi, Musei e Patrimonio Culturale, e Francesco De Biase del Servizio Arti Visive, Cinema e Teatro, entrambi della Direzione Cultura, Educazione e Gioventu'. Presente anche lo staff della Fondazione, in particolare Caterina Venece e Vincenzo Paolino, che hanno seguito l’allestimento.

  

Cripta di San Michele Arcangelo: ingresso alla mostra.

Pancrazio Tedesco, Carmela Biscaglia, Paolo Verri, Aurelia Sole,
Stefano Benedetto, Francesco De Biase

La Mostra ha esposto 26 fotografie di Henri Cartier-Bresson, da lui donate al Comune di Tricarico nel 1985 tramite Rocco Mazzarone, nel ricordo del giovane poeta e intellettuale lucano, Rocco Scotellaro, prematuramente scomparso (†1953), che il fotografo aveva conosciuto nel suo primo viaggio in Lucania e da cui era stato introdotto alla scoperta dei luoghi e dell’anima lucana. Il corpus fotografico si completa con un testo di commento dello stesso Mazzarone, il quale aveva accompagnato il fotoreporter nei suoi due soggiorni in Lucania nel 1951-1952 e nel 1973, corrispondenti alle due fasi cruciali della storia regionale del XX secolo. Il grande medico, epidemiologo e intellettuale lucano e il grande fotografo francese rimasero legati da lunga e profonda amicizia.

   

L’esposizione e il pubblico

Fu il geniale imprenditore piemontese Adriano Olivetti, vice presidente dell’Unrra Casas e presidente dell’Istituto Nazionale di Urbanistica, giunto a Matera nel 1950, ad invitare Cartier-Bresson a collaborare con la “Commissione per lo studio della città e dell’agro di Matera”, a cui aveva dato vita e che dal 1951 al 1952 elaborò analisi complete sulla città in previsione di interventi urbanistici per la popolazione sfollata dai Sassi, di cui resta esemplare il borgo rurale La Martella, progettato da Ludovico Quaroni. Erano quelli gli anni in cui i Sassi di Matera erano ancora abitati da oltre 15.000 persone e quella ‘vergogna da cancellare’, resa di dominio mondiale dal Cristo si è fermato a Eboli di Carlo Levi, non solo determinò la legge speciale sul Risanamento dei Sassi (17 maggio 1952, n. 619), ma anche una serie di importanti ricerche sociologiche e antropologico-culturali e reportage fotografici incentrati sulla civiltà contadina, che contribuirono alla scoperta di una città rupestre, Matera, esistente nell’Italia del Novecento, una delle più antiche città del Mediterraneo, portatrice di una cultura millenaria dalle ascendenze magnogreche.

    

Henri Cartier-Bresson fu, dunque, invitato a collaborare con l’équipe di studiosi composta, tra l’altro, da Riccardo Musatti, Ludovico Quaroni, Lidia De Rita, Rocco Mazzarone e coordinata da Friedrich George Friedmann dell’Universita' dell’Arkansas, attraverso una ricognizione fotografica sulla città. A lui si affiancò il fotografo viennese Ernst Haas e gia' nel ‘48 aveva toccato Matera il fotoreporter polacco David Seymour. Quest’ultimo insieme a Cartier-Bresson, Robert Capa, William Vandivert e George Rodger nel maggio del ’47 avevano fondato la più importante agenzia fotografica al mondo, la Magnum Photos. Nel primo reportage fotografico, che si ascrive all'itinerario umano, professionale e artistico di Cartier-Bresson confluito nel volume del 1955 Les Européens, egli coglie, con grande rispetto degli uomini e dei luoghi, la Lucania di Carlo Levi con particolare riferimento alla città di Matera nelle due articolazioni del Piano e dei Sassi, e alle dure condizioni di vita della popolazione lucana specie in Val d'Agri. Coglie anche i primi timidi segnali dei miglioramenti che sarebbero seguiti con le opere di bonifica di vaste aree paludose, la eradicazione della malaria, il trasferimento della popolazione dei Sassi nel borgo La Martella, l'assegnazione ai contadini delle terre sottratte al latifondo, che sembravano poter soddisfare le loro ataviche aspirazioni. Tornando in Lucania a vent'anni di distanza, Cartier-Bresson avrebbe ritratto una realtà economica e sociale profondamente cambiata, anche per effetto dei nuovi insediamenti industriali nella valle del Basento, dove erano stati scoperti giacimenti di metano. Con la sua Leica fissò dighe e strade in costruzione, il ponte Musmeci di Potenza (oggi monumento dichiarato di interesse storico dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali), le nuove colture nel Metapontino, il contrasto tra vecchi e nuovi costumi, la mescolanza di miti pagani e tradizioni cristiane, la compresenza di strumenti di lavoro arcaici e l'introduzione degli elettrodomestici. Fisso' pure le nuove masse di giovani delusi nelle loro aspirazioni lavorative e pronti ad un rinnovato esodo migratorio verso le regioni industrializzate del Nord.

   

«La mostra ha registrato un grande successo di pubblico ‒ ha commentato Paolo Verri alla chiusura avvenuta il 2 giugno ‒ e gli oltre 1500 visitatori hanno potuto ammirare gli scatti del grande fotografo che colse la Lucania, gli uomini e i suoi territori, in particolare Matera, negli anni del primo dopoguerra quando i” Sassi” della città lucana erano definiti “vergogna nazionale”. Era il tempo in cui iniziava lo sfollamento di luoghi poi divenuti patrimonio mondiale dell’umanità e successivamente centro di sperimentazione culturale, tanto da portare Matera a diventare Capitale europea della cultura per il 2019. Intensa ed ampia è stata l’emozione da parte dei visitatori lucani di prima e seconda generazione, che vivono a Torino e in generale al nord’Italia per motivi di studio e di lavoro». «Con le sue potenti immagini del 1951-1952 Cartier-Bresson ha scoperto, dunque, Matera e la Basilicata e ‒ ha aggiunto Carmela Biscaglia ‒ l’ha fatta conoscere al mondo, rispondendo alle sollecitazione di due piemontesi, Carlo Levi e Adriano Olivetti, e grazie all’amicizia con due lucani Rocco Scotellaro e Rocco Mazzarone».

               

La chiesa di San Michele Arcangelo, l’ingresso alla mostra,
il pannello di commento all’esposizione, l’allestimento

(Foto Sabrina Lauria e Caterina Venece – Fondazione Matera-Basilicata 2019)

 


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