Rocco Scotellaro
CENTRO DI DOCUMENTAZIONE
"Rocco Scotellaro e la Basilicata del secondo dopoguerra" Tricarico
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MOSTRE DI FOTOGRAFIA

“Intorno ai viaggi in Lucania di Ernesto de Martino“
Mostra curata da Marta Ragozzino
realizzata dal Polo Museale della Basilicata
Centro di documentazione “Rocco Scotellaro”
Università degli Studi della Basilicata - DiCem
Laboratorio di Etnomusicologia e Antropologia
Visuale - Università degli Studi di Milano
condivisione Fondazione Matera – Basilicata 2019

Matera, Museo Nazionale d’Arte Medievale
e Moderna della Basilicata, Palazzo Lanfranchi

23 dicembre 2015 – 27 marzo 2016

 

     

nel 50° anniversario della morte di Ernesto de Martino

La mostra, curata da Marta Ragozzino, direttore del Polo Museale della Basilicata, si apre con l'esposizione di 40 fotografie di Arturo Zavattini scattate a Tricarico (Matera) nel giugno 1952 e provenienti dagli archivi fotografici del Centro di documentazione “Rocco Scotellaro”. Il percorso espositivo si completa con una serie di documenti audiovisivi che integrano le immagini fotografiche e rendono la complessità e le suggestioni del lavoro condotto da Ernesto de Martino in Lucania. Su uno degli schermi posizionati lungo i lati esterni di una scatola sonora, posta al centro della mostra, viene offerta al visitatore la visione integrale di Magia Lucana, il documentario diretto da Luigi di Gianni con la consulenza scientifica di de Martino (monitor principale), mentre immagini in sequenza dal forte potere evocativo prodotte dallo stesso Di Gianni, scorrono prive di sonoro sugli schermi laterali. All’interno della scatola sonora è possibile ascoltare, grazie a delle postazioni con cuffia, lo storico audiodocumentario realizzato da de Martino nella sua spedizione in Lucania del 1952.

         

         

«Il 2015 che sta per terminare – ha scritto Marta Ragozzino nell’introduzione alla mostra – è stato un anno di importanti anniversari che hanno riguardato la cultura e, più nello specifico, la civiltà contadina del sud (‘le plebi rustiche del Mezzogiorno’ come scriveva Ernesto de Martino) e la questione meridionale in generale. Importanti, dunque, per il nostro territorio e specialmente per la nostra città antropologica, che di quel mondo lontano, che oggi ci vogliamo lasciare alle spalle, fu in un certo senso la “capitale”. Nel percorso verso il 2019, quando saremo - insieme a tutta la regione - capitale culturale dell’Europa, per costruire un nuovo vocabolario del presente e sperimentare ogni giorno le nuove parole del futuro, è necessario serbare e tramandare la memoria. Dobbiamo conoscere e ricordare le figure, le storie, i pensieri per restituirli in forme nuove, accessibili, condivisibili. Conservazione e innovazione, per guardare avanti insieme. Abbiamo celebrato il quarantesimo anniversario della scomparsa di Pier Paolo Pasolini (in novembre) e di Carlo Levi (in gennaio). Ricorrevano anche altri due anniversari leviani, che abbiamo voluto ricordare nei mesi scorsi, la pubblicazione di Cristo si è fermato a Eboli (1945) e l’arrivo a Grassano dell’intellettuale antifascista torinese confinato in Basilicata (agosto 1935).

         

Non potevamo però trascurare un’altra importante ricorrenza che quest’anno cadeva, ovvero il cinquantesimo anniversario della scomparsa di uno dei più importanti etnologi, storici delle religioni ed antropologi del Novecento, Ernesto de Martino (Napoli 1908 – Roma 1965). Al grande studioso, intellettuale, dirigente politico, che nel corso della sua vita e della sua ricerca ha saputo combinare in maniera tanto straordinaria (e ancora così attuale) gli argomenti di studio, i metodi di indagine (epistemologica ed empirica, teorica e pratica: specialmente il lavoro interdisciplinare sul campo) e l’impegno politico e sociale, abbiamo voluto dedicare la mostra di fine anno. Abbiamo realizzato un progetto multimediale (sulla scorta dell’esperienza visiva della mostra dedicata al Vangelo secondo Matteo nel 2014) rivolto a richiamare ed illustrare grazie al contributo delle immagini i molti viaggi di ricerca in Basilicata di de Martino, vere e proprie spedizioni etnografiche, nonostante la modesta distanza geografica. La Lucania dell’immediato dopoguerra era infatti una terra molto lontana in termini sociali e culturali, che de Martino, studioso meridionale a differenza di Levi (e permeato di impegnata cultura meridionalista che arrivava soprattutto dalle frequentazioni baresi, città dove si era trasferito dopo gli studi napoletani) aveva ‘conosciuto’ proprio attraverso il fondamentale romanzo leviano, di cui non poteva condividere, lui storicista convinto, l’impianto pessimista e in un certo senso rinunciatario. Per lo scrittore, infatti, i contadini lucani sono una novità, una rivelazione, si collocano fuori dalla storia, mentre de Martino, che conosce e studia i rapporti tra classi dominanti e classi subalterne, li conosce bene e li vuole rendere nuovamente protagonisti delle vicende storiche, immersi nel ciclo della storia, proprio attraverso quella loro speciale cultura magica che intende documentare e analizzare scientificamente grazie alle ricerche sul campo, alle spedizioni etnografiche.

          

(foto di Giuseppe Maino)

La ricerca, che muove anche dal confronto con Rocco Scotellaro più volte incontrato a Tricarico fin dal 1949, si svolge con l’ausilio di piccoli team interdisciplinari nei quali erano sempre compresi fotografi o documentaristi ed esperti che ora definiremmo ‘etnomusicologi’ (in particolare Diego Carpitella). Piccole squadre che, nel corso degli anni Cinquanta, attraversarono moltissimi paesi della Lucania interna (da Grottole a Ferrandina, Pisticci, Tricarico, Colobraro, Stigliano, Viggiano, Albano, Savoia, San Costantino, San Giorgio, Castelsaraceno, San Fele, Valsinni, Avigliano, San Cataldo, Oppido, Genzano, Roccanova, Santarcangelo, Bella ed anche Potenza e Matera), a partire dalla pre-inchiesta a Tricarico del giugno del 1952 durante la quale De Martino fu accompagnato anche da un giovane fotografo, Arturo Zavattini, che realizzò una straordinaria documentazione fotografica della vita quotidiana e delle tradizioni contadine, in larga parte esposta in questa mostra. Nei viaggi successivi accanto a de Martino e alla sua compagna di ricerca e di vita Vittoria De Palma, vi furono oltre agli assistenti, anche altri fotografi importantissimi per la ‘storia’ della fotografia etnografica, tra cui Franco Pinna (1952) e Ando Gilardi (1957) e anche documentaristi, come Michele Gandin compagno di Annabella Rossi che molto lavorò a Matera, e che durante la spedizione del 1954 a Pisticci realizzò le riprese confluite nel documentario Lamento funebre (che si presenta nel monitor insieme a altri documenti del periodo).

               

Foto di Arturo Zavattini, Tricarico (Matera) 1952
(Archivio fotografico del Centro di documentazione “Rocco Scotellaro”)

La prima spedizione del 1952 è oggetto di un eccezionale documento sonoro, il radio documentario registrato da de Martino e trasmesso nel 1954 dal terzo programma di Radio RAI per illustrare anche ad un pubblico non specialista l’importanza delle missioni etnografiche in Basilicata. Anche noi possiamo ascoltare la voce di de Martino nella stanza sonora al centro della sala [di Palazzo Lanfranchi]. La mostra è arricchita dalla proiezione di uno dei più importanti documentari etnografici realizzati in Basilicata, il bellissimo Magia lucana di Luigi Di Gianni, che nel 1958 vinse al festival di Venezia il premio per il miglior documentario. Sugli schermi laterali scorre un’elaborazione visiva realizzata con immagini tratte da altre opere di Di Gianni e dedicate alle tradizioni e alle sopravvivenze magiche della nostra regione alternate a brani di film. L’opera di Di Gianni, che precede di un anno la pubblicazione di Sud e magia, il capolavoro di de Martino recentemente ripubblicato con una ricca documentazione allegata, guarda ai temi demartiniani con occhio molto libero e incuriosito dal mistero. Nel film, la vita di tutti i giorni dei paesi lucani arrampicati tra i calanchi è intrisa di riti e formule magiche reali, che per de Martino, che offrirà al giovane regista una consulenza ex post, erano invece un prodotto culturale da rileggere nel rapporto sociale tra le classi, all’interno del ciclo storico, non altrove. Forse solo gli esperti sanno che il primo libro di grande rilievo di de Martino, Il Mondo magico, scritto durante la guerra, venne pubblicato nel 1948 dalla casa editrice Einaudi. Quel fortunato denso testo, in cui l’etnologo napoletano dava forma al suo pensiero, inaugurava la famosa serie viola della casa editrice torinese, dedicata alla storia delle religioni, alla psicologia, al sacro ed anche al pensiero ‘irrazionale’ tanto criticato dai marxisti più ortodossi. Casa editrice diretta allora da Cesare Pavese e poi, dal 1950, dallo stesso de Martino».

 

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