Rocco Scotellaro
CENTRO DI DOCUMENTAZIONE
"Rocco Scotellaro e la Basilicata del secondo dopoguerra" Tricarico
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PRESENTAZIONE LIBRI
 

Presentazione del libro
Francesca Armento
Dalla nascita alla morte di Rocco Scotellaro.
Il racconto e le immagini

Galatina, Congedo Editore, 2011
 

 

 



 


Interventi
Marta Ragozzino
Soprintendente per i Beni Storici Artistici
ed Etnoantropologici della Basilicata

Carmela Biscaglia
Direttore Centro documentazione

Ferdinando Mirizzi
Università degli Studi della Basilicata

Mario Carbone
fotografo

Matera, Palazzo Lanfranchi

12 aprile 2011, ore 18,00


 

 

L’incontro, promosso dalla Soprintendenza per i Beni Storici Artistici ed Etnoantropologici della Basilicata nell’ambito delle iniziative della XIII Settimana della Cultura e in collaborazione con il Centro di documentazione “Rocco Scotellaro e la Basilicata del secondo dopoguerra”, ha inteso presentare l'opera di Francesca Armento, Dalla Nascita alla morte di Rocco Scotellaro. Il racconto e le Immagini e, attraverso la contemporanea mostra di fotografie di Mario Carbone, allestita nella sala del Palazzo Lanfranchi dov’è collocato il dipinto “Lucania ‘61” di Carlo Levi, cogliere il nesso tra Francesca Armento (madre di Rocco Scotellaro), il telero di Levi e gli scatti del noto fotografo.

    
Sala “Carlo Levi”


«L’evento – ha illustrato il soprintendente Ragozzino – si propone nella ricorrenza del 150° dell’Unità nazionale, una lettura nuova del viaggio compiuto in Basilicata da Levi nel 1960 con Mario Carbone, giovane fotografo che si occupava già di documentazione sociale, per fissare le immagini straordinariamente eloquenti dei luoghi e delle persone di quella terra, dove Levi aveva conosciuto Rocco Scotellaro, e che avrebbero rappresentato i soggetti della grande dipintura “Lucania ‘61”, commissionata a Levi da Mario Soldati, ed esposta a Torino per il centenario dell’Unità d’Italia. Le foto di Carbone, disposte di fronte al telero ci permettono di cogliere il metodo di lavoro dei grandi pittori del ’900, che nel riconoscere il ruolo autonomo della fotografia, con essa dialogano nella realizzazione delle loro opere. Un dialogo quello della fotografia-pittura su cui molto si è scritto, ma che noi proponiamo concretamente in questa cornice suggestiva e alla presenza dello stesso fotografo». La Ragozzino ha poi evidenziato come l’identità della storia della Basilicata passa anche attraverso figure come Levi, Francesca Armento, Rocco Scotellaro.

          
Francesca Armento nella foto di Mario Carbone
e nella trasposizione pittorica di Carlo Levi

«Il volumetto – ha illustrato il direttore del Centro – ove il racconto della Armento è introdotto da scritti di Maria Teresa Imbriani, Luigi Boneschi e di altri, dà inizio alla pubblicazione dei Quaderni e il Centro si dota di uno strumento, rivolto soprattutto ai giovani, per promuovere approfondimenti su Scotellaro e sul suo tempo. Questo primo Quaderno, tutto concentrato sul rapporto tra Francesca Armento e il figlio e tra la stessa e Carlo Levi, pubblica foto di Carbone, di Domenico Notarangelo ed altre provenienti dall’archivio degli eredi Scotellaro». La Armento, – ha aggiunto Biscaglia – ha svolto un ruolo fondamentale prima e dopo la morte del figlio, accogliendo studiosi come Ernesto de Martino e fotografi come Fosco Maraini, che nei primissimi anni Cinquanta, sulle suggestioni del Cristo si è fermato a Eboli e della stessa poesia di Scotellaro, giungevano a Tricarico, e collaborando con Levi, Manlio Rossi Doria e Rocco Mazzarone, amici-maestri del figlio, nella realizzazione di iniziative volte a tenerne viva la memoria.

             
Marta Ragozzino, Mario Carbone, Carmela Biscaglia, Ferdinando Mirizzi
(foto V. Sacco)

L’intervento di Ferdinando Mirizzi si è incentrato sul racconto Dalla Nascita alla morte di Rocco Scotellaro, pubblicato insieme agli altri scritti di Francesca Armento nella prima edizione di Contadini del Sud (1954), un racconto in cui «la figura di lui e la sua vita e morte appaiono commoventi e indimenticabili nelle pagine che, come un lamento funebre, ella ha scritto un mese dopo la morte, quando seppe che gli amici stavano riordinando questo che è insieme l’ultimo e il primo dei suoi libri» (Prefazione di Manlio Rossi Doria). Di fronte alla “scomparsa” di questo, come della maggior parte degli scritti della Armento nell’edizione dell’Uva puttanella. Contadini del Sud curata nel 1986 da Franco Vitelli, il relatore fa propria e illustra la posizione critica di fronte a tale scelta assunta da Alberto Mario Cirese, uno dei principali maestri e rifondatori degli studi etnoantropologici italiani negli anni del secondo dopoguerra, che ben conosceva le vicende scotellariane ed era intervenuto come relatore al famoso convegno su “Rocco Scotellaro intellettuale del Mezzogiorno”, che si tenne a Matera il 6 febbraio 1955. Se la motivazione per tale rimozione risiede nella convinzione che sia una forzatura l’identificazione di Francesca Armento nel personaggio femminile di Contadini del Sud e che I racconti sconosciuti debbano essere considerati il prodotto di una ricerca dal carattere più letterario che sociologico, per cui solo la Lettera al figlio sarebbe da ritenersi effettivamente riconducibile al committente Scotellaro, Mirizzi evidenzia invece il rischio che tale scelta comporta a danno della comprensione di alcuni motivi che sono alla base della genesi di Contadini del Sud. Quest'ultimo è un libro successivo alla prematura morte di Scotellaro, concepito e organizzato da Levi e Rossi Doria, i quali a tutti gli scritti di Francesca Armento diedero grande importanza allo scopo di comprendere l’approccio che Scotellaro aveva non soltanto sui temi trattati in Contadini del Sud, ma anche su quelli della scrittura di tipo autobiografico, che costituiva poi l’elemento centrale del progetto al quale Scotellaro stava attendendo negli ultimi tempi della sua vita.

         
Foto 1: Franco Palumbo, Elisa Magri, M. Carbone, Domenico Notarangelo
(foto C. Coretti)
Foto 2: Mario Carbone, Domenico Notarangelo
Foto 3: Vito Sacco, Francesco Marano, E. Magri, C. Biscaglia, M. Carbone
(foto C. Coretti)


Il testo della Armento, che – a giudizio di Mirizzi – bene ha fatto il Centro di Tricarico a ristampare in forma autonoma, si colloca infatti nella tradizione delle scritture autobiografiche e, insieme alle foto di Mario Carbone, offre una riproposta di lettura della genesi del telero “Lucania ‘61”. Tali immagini, inoltre, riconducono a quella Lucania degli anni Sessanta, che visivamente si colloca tra le due rappresentazioni fotografiche della regione restituite da Cartier Bresson, l’una negli anni Cinquanta, incentrata sulla Lucania contadina e scotellariana, che appariva priva di prospettive, l’altra nel 1973, in cui è evidente l'attenzione ai processi di modernizzazione verificatisi nei vent’anni successivi.

 

 

 

 

 

 
 

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