Rocco Scotellaro
CENTRO DI DOCUMENTAZIONE
"Rocco Scotellaro e la Basilicata del secondo dopoguerra" Tricarico
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PRESENTAZIONI LIBRI
 
Presentazione del volume:
Archivio Ernesto de Martino, Lettere di contadini lucani alla Camera del Lavoro. 1950-1951, a cura di Clara Gallini (Kurumuny, Lecce 2008).
 

Saluto:
Carmela Biscaglia, vice direttore Centro

Coordina
:
Ferdinando Mirizzi, Università della Basilicata

Interventi
:
Eugenio Imbriani, Università del Salento
Michelangelo Morano, Università della Basilicata

È presente l’editore Luigi Chiriatti

Tricarico, sabato 11 luglio 2009 ore 18.30, Centro di documentazione



L’iniziativa, promossa dal Centro, ha inteso presentare un volume con testi introduttivi di Clara Gallini ed Eugenio Imbriani, pubblicato nel centenario della nascita di Ernesto de Martino e rendendo noti documenti del suo archivio. Sono brevi scritti funzionali per un’inchiesta militante promossa dalla C.G.I.L. di Matera e curata da de Martino tra i protagonisti delle lotte contadine del Materano (Matera, Pisticci, Stigliano, Tursi, Montalbano, Grassano). Gli inediti restituiscono il disagio e le proteste dei contadini, le lotte per la terra, la violenza dei proprietari, le repressioni poliziesche, le aspettative legate all’imminente riforma agraria e si collocano in quel bisogno conoscitivo delle condizioni sociali dell’Italia e del suo Mezzogiorno caratterizzante l’immediato secondo dopoguerra, che avrebbe sollecitato due grandi inchieste: quella parlamentare sulla miseria in Italia, che in Basilicata s’incentrò su Grassano, e quella delle Assise per il Mezzogiorno.


  
Eugenio Imbriani, Ferdinando Mirizzi, Luigi Chiriatti, Michelangelo Morano

Per le tematiche che l’opera affronta e per l’intenso rapporto che in quegli anni s’intessè tra De Martino e Scotellaro, − ha rilevato Carmela Biscaglia − il volume è la riprova di come l'universo poetico e narrativo di Scotellaro coincideva in larga misura con il campo di osservazione e di raccolta di Ernesto de Martino. Questi, del resto, che tra il ’49 e il ’51 era stato introdotto nel mondo contadino della Rabata di Tricarico da Scotellaro, proprio qui nel ‘52 avrebbe realizzato la sua prima organica spedizione antropologica; nel contempo tra il 1950 e il 1951 Scotellaro stava lavorando alla stesura di Contadini del Sud, una narrazione di storie raccontate dagli stessi protagonisti. La chiave per la comprensione di quella prima ricerca demartiniana− ha annotato Ferdinando Mirizzi − è nel saggio Intorno a una storia del mondo popolare subalterno, che de Martino pubblicò nella rivista «Società», V, n. 3, settembre 1949, pp. 411-435. Qui si ritrovano, sul piano teorico, le ragioni che spingevano de Martino a far sì che i contadini del Mezzogiorno d’Italia fossero effettivo oggetto di considerazione storiografica e di comprensione umana. Di qui derivava il suo «interesse teoretico di capire il primitivo […] in uno col [suo] interesse pratico di partecipare alla sua liberazione reale». In questo quadro è da collocare una ricerca che de Martino non avrebbe in seguito utilizzato, se non molto parzialmente all’interno di un breve scritto edito in «Vie Nuove» nel 1952, ma la cui conoscenza è molto utile per comprendere l’articolarsi del suo pensiero e il formarsi di un metodo di studio che poneva al centro dell’attenzione gli uomini e le donne del mondo contadino meridionale nella loro soggettività. È probabile – ha affermato Eugenio Imbriani − che l’indagine condotta da de Martino nell’estate del ‘51 per conto della Camera del Lavoro di Matera, rappresentasse l’esito operativo delle “Assise di Matera”, che si erano tenute nel dicembre ’49 e che già nel mese precedente avevano mobilitato imponenti masse contadine e bracciantili nell’occupazione delle terre nel Materano, come visivamente attesta il documentario girato per l’occasione da Carlo Lizzani, Nel Mezzogiorno qualcosa è cambiato. Una lettura attenta della ricerca condotta allora da de Martino − ha fatto rilevare Michelangelo Morano − consente di riflettere sul suo percorso di intellettuale militante partito da Croce e approdato a forme di elaborazione autonoma e originale di una cultura marxista filtrata attraverso il pensiero gramsciano, per il quale essenziale rimase sempre la rivendicazione della libertà dello studioso e l’autonomia e il primato della ricerca sulla prassi.

 

 

 
 

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