Rocco Scotellaro
CENTRO DI DOCUMENTAZIONE
"Rocco Scotellaro e la Basilicata del secondo dopoguerra" Tricarico
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I CONVEGNI

Incontro di studio
per la presentazione del libro di Nicola De Blasi
“Infilo le parole come insetti”
Poesia e racconto in Scotellaro
Potenza, Museo Provinciale
1 giugno 2013

 



 

Introduzione
Santino G. Bonsera
presidente Circolo Culturale “Silvio Spaventa Filippi” – Premio Letterario Basilicata

Relazioni
Nicola De Blasi
Università degli Studi
“Federico II” - Napoli

Matteo Palumbo
Università degli Studi
“Federico II” – Napoli

Intervento
Carmela Biscaglia
direttore Centro documentazione

Saluto
Francesco Pietrantuono
assessore Provincia Potenza

 

 

 

Promosso dal Circolo Culturale “Silvio Spaventa Filippi” – Premio Letterario Basilicata e dal Centro di documentazione “Rocco Scotellaro e la Basilicata del secondo dopoguerra”, col patrocinio dalla Provincia di Potenza, l’incontro è stato finalizzato alla presentazione dell’opera di Nicola De Blasi, «Infilo le parole come insetti». Poesia e racconto in Scotellaro (Venosa, Osanna, 2013), che si colloca come una significativa attenzione dell’autore nel 60o della morte del poeta di Tricarico. Nell’intervento introduttivo, Santino Bonsera ha fatto cenno al rapporto di Scotellaro con Tommaso Pedio e con l’ambiente potentino d’inizio anni Quaranta e prima ancora con il locale Liceo-Ginnasio “Quinto Orazio Flacco”, dove nel ’39 Scotellaro aveva frequentato il primo anno di studi, proseguiti poi a Trento e in altre città italiane. Nel processo di formazione di questo poeta molto importanti furono gli “anni potentini”, quelli corrispondenti al periodo successivo al ventennio fascista e alla guerra, in cui la Basilicata avviò il suo processo di sviluppo socio-economico e, innanzitutto, democratico.

         

Matteo Palumbo, Nicola De Blasi, Carmela Biscaglia,
Santino Bonsera, Francesco Pietrantuono

Un processo entro cui si colloca l’esperienza umana di Scotellaro, «esemplare della generazione nata intorno al 1920 – come scrive De Blasi – vissuta negli anni duri del primo dopoguerra e capace di darci l’idea «di aver acquisito, con la facoltà di pensiero e di linguaggio […], anche la volontà di migliorare la propria condizione e il mondo in cui si trovava a vivere e a operare [e], anche grazie al bagaglio culturale faticosamente acquisito e alle dolorose esperienze, [di aver saputo] orientare le proprie energie intellettuali e morali verso una speranza di ripresa economica e civile di tutti gli italiani». I relatori hanno posto in risalto il connotarsi di Scotellaro poeta e ricercatore, intellettuale legato alla tradizione e aperto alla modernità, il suo rapporto tra cultura umanistica e cultura scientifica, fra tradizione e innovazione. In linea, dunque, con quanto viene prospettato da Nicola De Blasi, che definisce Scotellaro “un intellettuale italiano moderno”, della cui scrittura pone in risalto la «compresenza delle due componenti stilistiche, quella aulica e quella discorsiva», rinvenendone la matrice per l’una «nell’oralità tradizionale vissuta dall’interno» e per l’altra  «nell’acquisizione di una cultura letteraria maturata nel corso degli studi liceali».  

            

Nicola De Blasi, Carmela Biscaglia, Santino Bonsera, Matteo Palumbo

«Siamo a Potenza e nello storico ex Museo archeologico provinciale, – ha esordito il direttore del Centro – al quale Scotellaro ha dedicato una nota pagina de L’uva puttanella». Vi narra dei drammatici giorni successivi all’8 settembre ‘43 e dei raid aerei che si abbatterono sulla città, quale ultima frangia del secondo conflitto mondiale in Basilicata. Anche il museo, allora diretto da Concetto Valente, fu colpito insieme al quartiere di Santa Maria, obiettivo sensibile per la vicinanza del presidio militare. Scotellaro ricorda la triste vicenda di due bambini di Tricarico vittime di quei bombardamenti e a tal punto dilaniati, che dei loro corpi non fu mai ritrovato neppure un brandello. La zia che li accompagnava, nel cercarli ovunque nella città, si ritrovò tra le rovine di questo museo, dove dai cumuli di pietre e di calcinacci emergevano statue antiche senza braccia o senza capo. Scrive Scotellaro che da quelle macerie «venne fuori un uomo vero da una porta […] Era vecchio, le mani gli tremavano, i capelli lunghi di un santo. … Era il direttore del Museo […] Seppe il fatto: “Non li ho visti, non sono passati di qua”. Guardava questa visitatrice del suo museo con le braccia fermate sul grembo come le statuette delle dee greche. Metaponto, Heraclea, Grumentum, le rovine delle rovine, le reliquie e questa donna. Fece un discorso per conto suo. Chi contadino, scavando la terra, le avrebbe portato un osso? Ecco – si diceva scoprendo un piccolo bronzo che ripuliva col fazzoletto – questo è un giovanetto trovato sotto terra tra Vaglio e Cancellara. Sai chi è? L’Ercole giovinetto, respinge un serpente attorcigliato al suo piede […]. Sono stato sempre qui – disse il direttore – nessuno si è visto… Ma si troveranno, si troveranno».

      

Antonio Vaccaro e Rosetta Maglione, Giampaolo D’Andrea
e alcuni esponenti dell’Amministrazione comunale di Tricarico

Scotellaro riprese e intensificò i rapporti con Potenza nel ’43, – ha proseguito Biscaglia – allorquando partecipò ai “Ludi lucani della cultura”, indetti dal GUF di Potenza e tenuti alla “cattedra oraziana”, una grande sala della Prefettura cittadina, dove si organizzavano incontri di indottrinamento fascista. Scotellaro riscosse un buon successo, classificandosi al secondo posto per la cultura letteraria con un intervento poco in linea con la politica culturale del regime. Nello stesso periodo, veniva segnalato ad Eugenio Colorni, l’antifascista socialista confinato a Melfi, che raccomandò a Tommaso Pedio di prendere contatti con quel giovane promettente «su cui si poteva contare», data l’imminenza dello sbarco degli Alleati in Sicilia. In quel periodo i rapporti tra Scotellaro e Pedio si intensificarono. Pedio, confluito nella corrente di Iniziativa Socialista del PSI, che si attestava su posizioni rivoluzionarie – come ha spiegato Santino Bonsera – rappresentò per Scotellaro un iniziale referente politico. Un ricco carteggio rende il dibattito intercorso tra i due sulle scelte politiche che andavano assumendo. Le loro strade, com’è noto, si sarebbero diversificate: Scotellaro avrebbe scelto la via del socialismo riformista, Pedio sarebbe tornato sulle iniziali posizioni di estrema sinistra, tendenzialmente anarchiche.  

      

Giampaolo D’Andrea, Rosaria Toneatto, Pierino Biscardi (foto V. Sacco)

Per Scotellaro fu quello l’avvio dell’impegno politico meridionalistico e la “scoperta” del mondo contadino. Di lì a poco, si sarebbe inserito in quegli ambienti letterari italiani dell’immediato dopoguerra, dominati dalla volontà di dare forma concreta alla missione sociale e civile del letterato, sul cui ruolo nella società si aprivano ampi dibattiti estesi al rapporto tra la cultura e la politica. Avrebbe pubblicato poesie su «Botteghe oscure», una delle riviste letterarie più autorevoli del tempo, diretta da Giorgio Bassani; su «Il Ponte», fondata da Pietro Calamandrei; su «Il Mondo», periodico fondato e diretto da Mario Pannunzio, dove nel marzo del ‘49 sarebbe uscita la poesia Pozzanghera nera il 18 aprile. Merito del volume di Nicola De Blasi – è stato evidenziato – è quello di aver approfondito in modo nuovo il senso dell’impegno culturale di Scotellaro nel quadro del rinnovamento del secondo dopoguerra, dando voce alle istanze della sua terra, la Basilicata, non più solo “terra incognita” o luogo delle tradizioni e del passato, ma ormai “mondo in rapido e profondo cambiamento”. «Tornando al paese lasciato da bambino per avviarsi allo studio, – scrive De Blasi – egli si riaccosta da intellettuale e da letterato a modalità comunicative della cultura orale tradizionale, sperimentate in famiglia durante l’infanzia». Attraverso l’analisi dei testi scotellariani, il libro segnala da un lato gli elementi comuni tra poesia e prosa, dall’altro indica le scelte stilistiche innovative e originali della poesia di Scotellaro. 

 


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