Rocco Scotellaro
CENTRO DI DOCUMENTAZIONE
"Rocco Scotellaro e la Basilicata del secondo dopoguerra" Tricarico
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FONDI FOTOGRAFICI – GIUDITTA PELLEGRINI

 
 


Antonio Benevento coltiva il suo campo a grano duro Senatore Cappelli


Le donne preparano i petali delle ginestrecon cui ricopriranno le vie del paese al passaggio della processione del Corpus Domini


Piazza Garibaldi. All’alba “mucche” e “tori” si radunano nei pressi della lapide che ricorda Rocco Scotellaro,
per poi dirigersi verso la chiesa di
S. Antonio Abate (17 gennaio)


Un “toro” mima la monta di una “mucca”durante la raffigurazione scenicadella transumanza (17 gennaio)


 

Il fondo comprende 28 fotografie di Giuditta Pellegrini, pervenute al Comune di Tricarico e al Centro di documentazione “Rocco Scotellaro e la Basilicata del secondo dopoguerra” da una donazione dell’autrice (Archivio Comune di Tricarico, Protocollo di donazione dell’8 dicembre 2015 e Deliberazione Giunta Comunale, N. 105, 9 dicembre 2015). Il corpus di immagini dal titolo “La terra parla. Ritorno nella terra di Rocco Scotellaro, poeta della libertà contadina”, costituisce il risultato di un reportage realizzato a Tricarico nel giugno 2014 e nel gennaio 2015 dalla Pellegrini, videomaker, fotografa e giornalista di origine umbra, all’interno di una più vasta ricerca che la stessa sta conducendo sulla cultura contadina italiana.
«La Basilicata – scrive Giuditta Pellegrini – fu nel secondo dopoguerra teatro di numerose lotte contadine. Interi paesi, esasperati da condizioni poverissime, si recavano in massa sulle terre spesso abbandonate dei latifondisti, piantavano una bandiera, “la terra è di chi la lavora!” affermavano, e iniziavano a lavorarla. Queste lotte segnarono nel sud Italia la fine della mezzadria e gettarono le basi per la moderna agricoltura, inaugurata dalla Riforma fondiaria del 1950. A Tricarico, nel materano, le occupazioni furono numerose nel 1947-1948 e videro il sostegno di Rocco Scotellaro, poeta e sindaco del paese a soli 23 anni. Nella sua breve vita (morì nel dicembre 1953), fu tra quegli intellettuali che portarono all'attenzione l'universo rurale italiano, in un contesto, quello della Basilicata dei primi anni '50, che rappresentava l'ultimo baluardo di un mondo che stava inesorabilmente scomparendo. Scrittori, fotografi, antropologi vennero a raccontare queste terre, come Cartier-Bresson, Pasolini, de Martino. Eppure a Tricarico ancora oggi qualcosa permane di un contesto che le parole di quell'amato sindaco sembrano aver incastonato in un tempo eterno: una comunità unita intorno a delle tradizioni ancora vive, come un'isola in un mare di oblio, che ci narra delle nostre radici contadine e di quel passaggio cruciale che portò l'Italia verso l'agricoltura industriale. Sullo sfondo, la figura del giovane sindaco emerge ancora nitida, a cominciare dalla targa voluta dall'amico Carlo Levi che lo immortala come poeta della libertà contadina, e fa da contrafforte simbolico a un presente che mostra la transitorietà sua e dell'attuale modello di produzione agricola».

Le fotografie della Pellegrini documentano la persistenza del mondo agro-pastorale nella comunità tricaricese, il legame con l’agricoltura, con l’allevamento, con la natura, che permane nella conduzione dei poderi ricevuti dalla Riforma agraria e nelle tradizioni popolari collegate alle grandi festività religiose, come il Corpus Domini, quando si prepara “u masc”, ovvero quel misto di petali di ginestra e di chicchi di grano con cui si ricoprono le vie del paese al passaggio della processione. Ma anche quelle collegate al carnevale, che cade il 17 gennaio, nella ricorrenza di Sant’Antonio Abate, protettore degli animali da allevamento. In quel giorno a Tricarico si ripete, secondo una tradizione che si perde nella notte dei tempi, la raffigurazione scenica e rituale delle “maschere”, che mimano una mandria in transumanza con giovani travestiti da mucche e tori, gualani e massari e giovani contadine che si spostano in massa dalle zone montuose verso le più tiepide terre della marina. La mandria, percuotendo ritmicamente i campanacci, segna magicamente il paese con funzione propiziatoria, mentre i cantori si esibiscono in canti e musiche della tradizione popolare.

 
Ragazze in costume popolare davanti alla chiesa campestre di
S. Antonio Abate. Con loro c’è don Franco Uricchio, che ha benedetto la sfilata delle maschere
 
Antonio Guastamacchia e Antonio Miseo
suonano e cantano
musiche popolari
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

 


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TRICARICO (MT)
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