Rocco Scotellaro
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"Rocco Scotellaro e la Basilicata del secondo dopoguerra" Tricarico
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FONDI FOTOGRAFICI – MARIO CRESCI, “IL PRESEPE DI TRICARICO 1976”

 

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Vico Bersaglieri, quartiere Saracena
Sulla loggetta: Il sacerdote e il suo servo

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Giuseppe, Maria e il Bambino

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Particolare di Maria

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Particolare di Giuseppe

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Il contadino e l’aratro a chiodo

Il fondo comprende 17 fotografie di Mario Cresci e da lui donate al Comune di Tricarico nel 1977, provenienti da un più ampio servizio fotografico eseguito ad un presepe, che nel dicembre del’anno precedente era stato allestito nella Saracena di Tricarico, precisamente in vico Bersaglieri, ad opera del Centro Studi “Rinascita Tricarico”.

Si trattò di un presepe innovativo per la metodologia di allestimento posta in atto, i materiali utilizzati e la valenza dei messaggi che il Centro Studi intese trasmettere. L’associazione con i suoi 80 soci dalle differenti tendenze politiche e religiose, negli anni Settanta animò l’ambiente culturale della cittadina, creando un movimento di idee, di aggregazione, di partecipazione e sollecitando dibattiti su temi socio-politici di carattere nazionale e locale all’epoca molto discussi: l’emigrazione, l’abbandono dei centri abitati e il conseguente degrado dei suoi quartieri più antichi, il difficile rapporto tra la città e la campagna, tra le tradizioni che permanevano e le forme della modernità che avanzava. Presidente del Centro Studi fu Rocco Ditella, vice presidente Rocco Franchino, tra i soci vi furono Elena Franchino, Michele Arenella, Angela Ditella, Egidio Dauria, Cesare Trivelloni, Cenzino Franchino, Rosellina Scaiella, Filomena Canosa, il dott. Alberto Lomeo, Teresa Caivano, Pancrazio Benevento.

I materiali del presepe furono raccolti dai giovani del Centro culturale con la collaborazione degli abitanti di Tricarico, mentre l’allestimento fu curato da Rocco Ditella, Biagio Picardi, Ezio Benevento e Maria Cataldo. Dopo alcuni giorni di esposizione durante il periodo natalizio, il presepe venne distrutto da una parte della popolazione.

Il risultato di questa esperienza, fotografata da Mario Cresci, si tradusse in una mostra delle foto allestita a New York e nella pubblicazione delle stesse, sotto il titolo “Il presepe di Tricarico 1976”, nel II volume dell’Enciclopedia pratica per fotografare (1979). In quest’opera il servizio fotografico, corredato da un saggio di Arturo Carlo Quintavalle, fu collocato all’interno della sezione “La campagna esclusa”, curata dallo stesso storico dell’arte, insieme ad ulteriori servizi fotografici di Lello Mazzacane, Franco Pinna, Ferdinando Scianna.

«Costruito con i materiali dati in prestito dalla popolazione di Tricarico, ambientato in una zona tra le più degradate del paese, il presepe – scrive Quintavalle – ha per scena una specie di casa senza tetto; è la restituzione di un presepe contadino. In un paese come questo, nell’area più distrutta del contesto urbano, l’iniziativa intende presentare un presepe costruiti con i resti , con i frammenti di una cultura emarginata. Ecco, dunque, l’idea dei manichini che, per chi ha costruito il presepe, significano il potere senza volto, ma che possono essere letti come segni, anche a livello iconologico, di una cultura della alienazione. Tutti quelli che sono i residuati di una civiltà del consumo, uniti agli altri della cultura contadina, sono qui giustapposti: la vespa frammentata che diventa bue, il cassettone, il letto, i buglioli, i vasi, le pietre, la terra con qualche frammento di paglia, il fazzoletto delle donne del paese e il fagotto a figurare la Madonna col Bambino. Insomma l’iconografia stabilita del presepe, quello settecentesco napoletano, diventa un’enorme costruzione per elementi aggregati come a caso (un Mezbau alla Schwitters direbbe lo storico dell’arte moderna), con la intenzione però di leggere non soltanto l’insieme dei frammenti degradati, ma soprattutto di determinare una lettura critica del contrasto tra modello mitico, il presepe e la sua Famiglia, e la moderna alienazione culturale».

 

Bibliografia:
Il presepe di Tricarico 1976” di Mario Cresci, Introduzione di Arturo Carlo Quintavalle, in Enciclopedia pratica per fotografare, vol. II, C-F, Milano, Fabbri Editori, 1979, pp. 881-894.

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

 


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