Rocco Scotellaro
CENTRO DI DOCUMENTAZIONE
"Rocco Scotellaro e la Basilicata del secondo dopoguerra" Tricarico
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I CONVEGNI
 

 

 

Colloqui di Salerno 2015
Grandi memorie
II Sessione, Giornate demartiniane
“Carlo Levi, Rocco Scotellaro e lo spirito di de Martino”
Università degli Studi di Salerno
Dipartimento di Scienze del Patrimonio Culturale
Dipartimento di Studi Umanistici

Salerno, Campus universitario di Fisciano
15 dicembre 2015

Introduzione e coordinamento
Vincenzo Esposito
Università degli Studi di Salerno

Interventi
Amalia Signorelli
Università degli Studi di Roma

Sebastiano Martelli
Università degli Studi di Salerno

Raffaele Nicola Rauty
Università degli Studi di Salerno

Carmela Biscaglia
direttore Centro di documentazione
“Rocco Scotellaro” - Tricarico

Maria Antonietta Cancellaro
direttore Centro “Carlo Levi” - Matera

Pasquale Doria
Giornalista “Gazzetta del Mezzogiorno”


I Colloqui di Salerno 2015, promossi dal Dipartimento di Scienze del Patrimonio Culturale e dal Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università degli Studi di Salerno, sono stati dedicati  alla figura di Ernesto de Martino, il grande antropologo italiano del quale si sta celebrando il cinquantesimo anniversario della morte. Con de Martino si sono ricordate altre due figure di intellettuali e meridionalisti del secolo scorso, legati all'opera e alla vita dell'etnologo napoletano: Carlo Levi, scomparso proprio quarant'anni fa, nel 1975, autore del celeberrimo volume Cristo si è fermato a Eboli, la cui prima edizione compie oggi settant'anni, e Rocco Scotellaro, lo scrittore, poeta, politico scomparso prematuramente, il cui romanzo autobiografico L'uva puttanella fu pubblicato postumo sessant'anni fa, nel 1955. Per questo motivo nell’iniziativa sono stati coinvolti anche il Centro “Carlo Levi” di Matera con la presenza del suo direttore Maria Antonietta Cancellaro, e il Centro di documentazione “Rocco Scotellaro” di Tricarico con il suo direttore Carmela Biscaglia. Nell’intervento di apertura, Vincenzo Esposito ha ricordato come il legame di de Martino con il tessuto culturale salernitano trae le sue origini negli anni Settanta del secolo scorso, allorquando vi si era radicato un humus antropologico-culturale molto forte, dovuto soprattutto alla presenza di Annabella Rossi, la studiosa allieva di Ernesto de Martino, all’epoca titolare della cattedra di Antropologia culturale nell’Università di Salerno. Una prospettiva antropologica "demartiniana" che affascinò giovani, intellettuali, operatori della cultura, artisti, associazioni e gruppi radicati sul territorio, e che permane tuttora.

              

Amalia Signorelli e Vincenzo Esposito

Nel corso del Colloquio, Amalia Signorelli, riprendendo alcuni temi affrontati nella sua recente pubblicazione Ernesto de Martino. Teoria antropologica e metodologia della ricerca, ha evidenziato come, a cinquant’anni dalla sua morte, il lascito intellettuale e scientifico del grande etnologo attende di essere ulteriormente esplorato in tutta la sua ricchezza. Partendo da quell’umanesimo etnologico che De Martino indica come possibile meta di una rinnovata antropologia, la Signorelli si è soffermata, tra l’altro, sui problemi specificamente antropologici del demartiniano ethos del trascendimento (naturalismo e storicismo; la presenza di coloro che, come i contadini lucani, stanno nella storia ‘senza sapere di starci’; l’etnocentrismo critico) e su alcuni postulati fondamentali della teoria antropologica demartiniana sull’origine e sulla destinazione integralmente umana dei beni culturali e sul significato umano degli accadimenti.
Con gli interventi di Raffaele Nicola Rauty e di Sebastiano Martelli è stato ricordato come Ernesto de Martino ha raccontato al mondo la cultura magico-religiosa del Sud, lo splendore e la miseria di un Mezzogiorno che “va al di là della geografia per diventare una regione dell'anima”; come in pieno miracolo economico, con Sud e Magia, Morte e Pianto rituale e La terra del rimorso, ha costretto il nostro paese a prendere atto che l'Italia profonda non corrispondeva all'immagine che il paese aveva di sé. Una grande lezione di metodo sulla quale è doveroso continuare a riflettere, – è stato evidenziato – per cogliere del grande capostipite dell'antropologia novecentesca gli aspetti della personalità più enigmatici e suggestivi, attraverso una rilettura del nucleo profondo del pensare critico demartiniano anche sulla base di nuovi documenti e studi relativi alla sua formazione giovanile.  

              

Maria Antonietta Cancellaro, Carmela Biscaglia, Pasquale Doria
(foto V. Sacco)

Gli interventi di Carmela Biscaglia e di Maria Antonietta Cancellaro hanno illustrato le modalità con cui il Centro di documentazione “Rocco Scotellaro” e il Centro “Carlo Levi” sollecitano il dibattito sul rapporto tra de Martino, Levi e Scotellaro. Le storie di vita di queste tre personalità accomunate da una persistente progettualità meridionalista tesa verso la modernità e in una ‘tessitura’ di rapporti reciproci, portatori, ciascuno, di tensioni, progetti e ideali comuni, – ha evidenziato il direttore del Centro “Scotellaro” – s’inseguono e si rincorrono sul sentiero degli eventi che in quegli anni tormentarono il Meridione tutto. L’apporto da essi pervenuto alla conoscenza della Lucania secondo l’angolazione che era loro propria, si colloca tra gli ultimi anni Quaranta e l’inizio degli anni Cinquanta, allorquando la regione si trasformò in un vero laboratorio di ricerche attraverso indagini sociologiche e antropologico-culturali sul mondo contadino. Ernesto De Martino, in particolare, avrebbe fornito il suo contributo alla causa del Mezzogiorno attraverso una fondamentale ricerca sul folklore religioso nella cultura delle società contadine del Sud a cominciare dalle varie spedizioni scientifiche sul complesso mitico-rituale e sulle persistenze del pianto funebre in Lucania e sul tarantismo nel Salento.
Queste ricerche, innovative sul piano del metodo e del merito, ebbero inizio nella loro forma più organica proprio a Tricarico con la collaborazione di Scotellaro. Tra i due si era intessuto un intenso rapporto fin dal ‘49 con tre soggiorni di de Martino a Tricarico, ospite a casa Scotellaro insieme a Vittoria de Palma. Seguì nel giugno del ‘52 la prima spedizione etnografica di de Martino, che ebbe come oggetto Tricarico. De Martino era attratto dalla Lucania di Scotellaro e di Levi. Nel paese lucano, specialmente nella parte più antica e degradata, la Rabata, non poche famiglie vivevano in tuguri, dividendo lo spazio con gli animali domestici e da lavoro. In un noto scritto su quell’indagine, de Martino così si espresse: «Vivono nel groviglio di tane, che si addossano alle pendici alquanto brusche del colle di Tricarico, onde ne risulta un labirinto di sconnesse viuzze precìpiti, sfogo di fogne della parte alta del paese. Vivono, ma meglio si direbbe che contendono al caos le più elementari distinzioni dell’essere: la luce lotta qui ancora con le tenebre, e la forzata coabitazione di uomini e bestie suggerisce l’immagine di una specie umana ancora in lotta per distinguersi dalla specie animale. Rachitismo, artritismo e gozzo insidiano i corpi: eppure essi vivono».

Dopo l’intervento di Pasquale Doria, incentrato su alcuni temi trattati nel volume Il prezzo della libertà. Lettere da Portici, da lui curato e incentrato sulla vicenda della carcerazione di Scotellaro, a chiusura dell’incontro, Caterina Pontrandolfo e Pasquale De Cristoforo si sono esibiti in un reading di poesie di Scotellaro e di Amelia Rosselli.

 

 

 

 


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