Rocco Scotellaro
CENTRO DI DOCUMENTAZIONE
"Rocco Scotellaro e la Basilicata del secondo dopoguerra" Tricarico
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I CONVEGNI
 

 

 

Seminario di studio
«Manlio Rossi-Doria, un riformatore del Novecento»
per la presentazione del libro di Simone Misiani
(Rubbettino, 2010)
Tricarico, Centro documentazione
20 aprile 2012.



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Saluto del vice sindaco
ROCCO DABRAIO

Indirizzi di saluto

CARMELA BISCAGLIA
Direttore del Centro

ANTONIO LERRA
Presidente Deputazione storia patria per la Lucania

DONATO DISTEFANO
Presidente CIA di Basilicata

Interventi

GILBERTO A. MARSELLI
Università degli studi di Napoli

FRANCA ASSANTE
Università degli studi Napoli

ETTORE BOVE
Università della Basilicata

SALVATORE LARDINO
Deputazione storia patria per la Lucania

Conclusioni

ALBERTO GIOMBETTI
Coordinatore Giunta nazionale CIA

VINCENZO VITI
Assessore regionale formazione, lavoro, cultura, sport

Intervento di SIMONE MISIANI

L’evento, inserito nel programma della XIV Settimana della Cultura 2012, promossa dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali, è stato organizzato dal Centro di documentazione “Rocco Scotellaro e la Basilicata del secondo dopoguerra” in collaborazione con la Deputazione di storia patria per la Lucania e la Confederazione Italiana Agricoltori di Basilicata. Il seminario di studio, attraverso l’analisi dei risultati conseguiti da Simone Misiani nel suo volume (Manlio Rossi-Doria, un riformatore del Novecento, Rubbettino, 2010), impostato su una vasta documentazione d’archivio, ha presentato la figura del grande meridionalista, che ha avuto intensi rapporti con la Basilicata. «Significativi sono stati quelli con Tricarico, – ha ricordato il direttore del Centro – cittadina dove fin dal 1946 strinse legami con Rocco Mazzarone e con Rocco Scotellaro e che fu un importante punto di riferimento di quella stagione di studi che nel secondo dopoguerra trasformò la Basilicata in un laboratorio di ricerca. Mazzarone e Scotellaro avrebbero partecipato, tra l’altro,a quegli studi di sociologia rurale avviati da Rossi-Doria alla “Scuola di Portici” all’interno del vasto dibattito sulla civiltà contadina, che caratterizzò quell’epoca.

   
C. Biscaglia, E. Bove, D. Distefano, A. Lerra, R. Dabraio, F. Assante,
on. V. Viti, A. Giombetti, S. Misiani, S. Lardino

Gli anni 1947-1950 e soprattutto 1950-1953 furono quelli di maggiore vicinanza di Rossi-Doria a Scotellaro, impegnato in quell’indagine socio-antropologica sui contadini meridionali, che purtroppo non concluse per la morte improvvisa. Sarebbe stato poi proprio Rossi-Doria a promuovere la pubblicazione del materiale prodotto dal giovane amico sotto il titolo di Contadini del Sud (Laterza 1954). I legami affettivi e di studio con Mazzarone si protrassero, invece, fino alla morte di Rossi-Doria (5 giugno 1988), con il quale il medico di Tricarico collaborò alla ricerca sulle zone rurali toccate dalla riforma agraria, che riguardò Scandale (Catanzaro) e all’indagine condotta nel ‘56 in Sicilia, d’intesa con Zanotti-Bianco».


Tra i presenti: Valeria Verrastro, sen. Nicola Savino, sen. Angelo Ziccardi,
Andrea Freschi, Antonio Melfi, Annarita Rivelli, Nicola Damiano, Paolo Carbone

La Biscaglia ha poi messo in risalto la figura di Rossi-Doria quale politico ed intellettuale non conformista: militante comunista durante la Resistenza, dopo la guerra protagonista nella vita del Partito d’Azione, poi socialista; dal ‘48 fu impegnato nell’opera di trasformazione dell’agricoltura meridionale culminata nella legge di riforma agraria; negli anni ‘60 e ‘70 partecipe della stagione delle riforme. «Pregio della biografia di Rossi-Doria curata da Misiani, – ha concluso la studiosa – è l’aver rimesso al centro dell’interpretazione del ‘900 italiano il tema del meridionalismo e collocato quest’uomo politico e grande studioso di economia agraria tra gli intellettuali più interessanti del ‘900 europeo».

   

   
Interventi di Carmela Biscaglia, Antonio Lerra e Donato Distefano

Ai saluti del vice sindaco Rocco Dabraio, di Antonio Lerra, presidente della Deputazione storia patria per la Lucania e di Donato Distefano, presidente della CIA di Basilicata, è seguito l’intervento di Gilberto Antonio Marselli che, pur presente all’incontro, ha voluto che fosse letto da Franca Assante. Traendo spunto dal volume di Misiani che, attraverso un’analisi accurata, ben coglie l’atmosfera culturale, scientifica e politica che fu propria di don Manlio, nella sua efficace volontà di riformatore, Marselli ha ricordato il suo primo incontro, avvenuto nel ’48, con colui che sarebbe divenuto il suo “maestro totale” e che gli avrebbe permesso di legarsi «a Tricarico e, soprattutto, a due suoi illustri cittadini: Rocco Mazzarone e Rocco Scotellaro. Entrambi furono capaci di dar consistenza reale a ciò che avevo appreso leggendo le emozionanti pagine di don Giustino Fortunato e, non meno, assimilando l’amore per la Basilicata nutrito da Rossi-Doria sin da quando, da studente, vi giunse per una prima presa di contatto con l’agricoltura meridionale presso l’azienda di Eugenio Azimonti e vi tornò durante il regime come confinato a San Fele».

   
Gilberto Antonio Marselli; Intervento di Franca Assante

Nella sua relazione Franca Assante ha evidenziato, innanzitutto, la ricchezza dei dati forniti da Misiani e la sua lettura di Rossi-Doria che oltrepassa decisamente i connotati della “biografia politica” e fornisce un’interpretazione a tutto tondo di colui che è stato, a suo dire, un “economista prestato alla politica”. La studiosa napoletana, ma “lucana di adozione” per i numerosi e importanti scritti sulla Basilicata, tra i quali il denso saggio introduttivo alla ristampa dell’opera di Guido Spera, Storia ed evoluzione di una azienda agricola in Lucania (Congedo, 2007), curata dal Centro, ha delineato le tappe più significative della vita, del pensiero e dell’opera di Rossi-Doria: la sua figura umana, la formazione politica, i legami forti con Emilio Sereni, la scelta del suo impegno per il Sud risalente al 1924, l’incidenza nella riforma agraria, la sua visione della questione meridionale come questione nazionale.

    
Interventi di Ettore Bove e di Salvatore Lardino

«Rossi-Doria ha contribuito a trasformare in realtà i sogni di molti giovani che giungevano a Portici anche dall’estero, per studiare agraria e tra essi sempre più numerosi erano i figli dei contadini, rispetto a quelli della borghesia agraria», ha affermato Ettore Bove, ricordando che anche lui si è formato a quella scuola di Rossi-Doria, che fu “scuola di vita” e dove ha poi condotto attività didattica e scientifica presso il Centro di Specializzazione e Ricerche Economico-Agrarie per il Mezzogiorno. Il professore ha poi sottolineato le fondamentali innovazioni introdotte da Rossi-Doria di ritorno dal suo viaggio in America, nell’impostazione degli studi di agraria, che si basavano sulla interdisciplinarità tra scienze anche nuove come la sociologia e la statistica, ma che dovevano confrontarsi con l’esperienza concreta. Salvatore Lardino, ritornando ad analizzare i risultati conseguiti da Misiani, ne ha colto l’abilità dello storico nell’individuare l’unitarietà degli elementi che hanno caratterizzato Rossi-Doria: la valenza del tecnico, affiancata alla capacità di intendere la vita come continuo mettersi in dubbio, come incessante ricerca, che è propria del riformista politico, il quale “vede ciò che a lui non sarà permesso vedere”. Fortemente ancorato alla storia, egli si è aperto alle analisi sociologiche nella concretezza delle analisi economiche e storiche, secondo il modello della pluralità e della complessità e con un forte ancoraggio al territorio. Dal volume emerge, – ha concluso Lardino – la lezione rossidoriana della forte attenzione al territorio, ma anche della forte attenzione allo sviluppo: il governo del territorio deve coniugarsi con lo sviluppo. E questa lezione è più che mai di grande attualità.

    
Interventi di Alberto Giombetti e dell’on. Vincenzo Viti

Alberto Giombetti ha analizzato il rapporto intessuto da Manlio Rossi-Doria con i Sereni, famiglia ebrea di intellettuali antifascisti, da cui trasse l’humus della sua prima formazione politica. Importanti furono in particolare i legami con Emilio Sereni, laureatosi all'Istituto superiore agrario di Portici con una tesi sulla colonizzazione ebraica della Palestina, e con il fratello Enzo, che fu uno dei primi sionisti italiani e co-fondatore del kibbutz Givat Brenner. Rossi-Doria – ha proseguito il relatore – si sarebbe poi confrontato con Giorgio Amendola, Franco Venturi, Eugenio Colorni, Ugo La Malfa, Antonio Giolitti, Norberto Bobbio. Tutta una generazione di riformatori, che dal riformismo comunista a quello socialista e passando dall’azionismo, hanno attraversato il mondo contemporaneo, del quale il meridionalismo ha rappresentato un segmento non secondario nel dibattito sulla democrazia. Giombetti, tornando al legame di Rossi-Doria con Emilio Sereni, uno dei più autorevoli studiosi italiani del mondo contadino, ha ricordato come questi abbia donato alla CIA la sua biblioteca e l’archivio che, gestiti dall'Istituto Cervi, costituiscono un patrimonio documentario di grande valore per la storia dell'agricoltura, della società rurale e dei movimenti contadini italiani, europei ed extraeuropei.

    
Interventi dell’on. Vincenzo Viti e di Simone Misiani

«Nell’intera parabola di Manlio Rossi-Doria è possibile ritrovare la saga del riformismo italiano, – ha osservato l’on. Vincenzo Viti a conclusione del seminario – che Misiani prima descrive come “incompiuto” e poi, con qualche pessimismo, “irrealizzato”. E tuttavia in quel percorso, straordinario per l’incrocio con le voci più significative del Novecento e con il procedere di una storia ricca di eventi, di promesse e di disillusioni, sono condensate le vicende di un tratto essenziale nella vita intellettuale e civile del Paese». Di Rossi-Doria, ha continuato il relatore, rimane il lascito di «un’indomita intelligenza e di un ardimento temperato dal rigore degli studi e dall’apertura ad esperienze globali, di un meridionalismo proiettato verso latitudini ampie e costruito su rigorose coordinate analitiche e scientifiche, di un’agricoltura vissuta come fonte di una vitale integrazione civile e come asse di un evoluto equilibrio produttivo e sociale».

   
Il pubblico

Il contributo offerto, poi, alla conoscenza dei problemi del territorio, del suo disordine idrogeologico e della sua fragilità e all’analisi delle condizioni non solo della Basilicata, ma delle regioni del Sud più esposte al degrado, hanno saputo incrociare la riflessione di altre scuole di pensiero e altre esperienze, trovando proprio in Basilicata il terreno per un confronto appassionato e costruttivo, che ha lasciato tracce significative nella vita politica e culturale della regione». Il libro di Misiani – ha concluso l’assessore Viti – racconta «la storia di un protagonista di prima grandezza, che ha onorato il suo tempo e che faremmo bene a rivisitare».

   
Tra i presenti: Rocco Brancati, Lucia Restaino e i genitori di Simone Misiani

A chiusura della serata, Simone Misiani ha espresso la sua soddisfazione, perché il suo libro è riuscito a diventare dibattito pubblico. Manlio Rossi-Doria è stato e continua ad essere, ha aggiunto, uno dei “santi contadini” di scotellariana memoria e il suo impegno politico si comprende alla luce della sua vita. Il suo è stato un “riformismo dal fiato lungo”: cambiare la realtà, stando nella realtà, identificare il centro della politica nel territorio, nella pianificazione, nella democrazia vissuta in forma comunitaria.

(Foto di Enzo Delillo e Michele Degrazia)

Ricordando Rossi DoriaTG Basilicata Edizione delle 14.00
Andato in onda il: 21/04/2012

 

 


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